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Vinitaly 2018, 52ma edizione.



Dopo aver passato il week end a Cerea e a Villa Favorita per fare incetta di vini naturali, eccoci lunedi a Vinitaly. Bellissima manifestazione che ogni anno non possiamo farci scappare, anche se poi passiamo la maggior parte del tempo al padiglione Vivit. Comunque l’inizio di questa edizione, la 52esima, è stato veramente schioppettate con la presenza del presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, che domeinica ha inaugurato la fiera insieme al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e al vice ministro per le politiche agricole, Andrea Olivero. Negli giorni seguenti oltre a centinaia di addetti ai lavori e migliaia di visitatori, ha visto la partecipazione anche di diversi politici di tutti gli schieramenti. Da Di Maio a Salvini, da Martina alla Meloni, tutti hanno voluto essere presente alla manifestazione per brindare all’importanza di questo settore trainante dell’economia Italiana.

Dato positivo e di soddisfazione per tutto il comparto enologico è che la manifestazione che cresce di anno in anno con numeri mostruosi. Solo per darvi un’idea quest’anno i visitatori sono stati 128 mila provenienti da 143 nazioni con operatori esteri in crescita rispetto al 2017, dove nelle prime posizioni troviamo i buyer USA seguiti da quelli provenienti da Germania, Regno Unito, Cina, Francia, Nord Europa Canada, Russia, Giappone; 4.380 aziende espositrici, 5% in più dello scorso anno, in rappresentanza di 36 paesi; 15.100 vini proposti dai produttori. Mentre la sera più di 60 mila appassionati hanno invaso le strade di Verone per partecipare al fuori salone Vinitaly and the City.

Ma passiamo agli assaggi che più ci hanno entusiasmato:


Non ha bisogno di parole il Trebbiano d’Abruzzo DOC di Emidio Pepe, capace di sfidare il tempo che in questa occasione si è presentato vibrante e profondo, e percorre il palato con grande slancio e bella persistenza finale.


Carussin di Bruno Ferro, la cantina si trova a San Marzano Oliveto, un piccolo comune situato sulle colline tra Nizza Monferrato e Canelli, la coltivazione dei vigneti è condotta col sistema biodinamico, al fine di ottenere vini naturali, fedele espressione di questo magnifico terroir.Ci ha colpito piacevolmente la barbera Lia Vi 2015, dal bel colore rosso rubino, profilo aromatico caratterizzato da intensi sentori fruttati, goduriosa ed estremamente bevibile Voria Bianco frizzante di Porta del Vento, ottenuto da uve Catarratto provenienti da vigneti coltivati in regime biologico. Le uve sono raccolte a mano in piccole cassette, diraspate e fermentate con i soli lieviti indigeni. La rifermentazione avviene in bottiglia con l’aggiunta del mosto al vino base. Il Voria non essendo né filtrato nè degorgiato mostra i lieviti in sospensione. Di colore giallo paglierino con un bel perlage persistente. Al naso interessanti profumi di frutta e fiori bianchi. Al palato è fresco e molto beverino. Il Voria è un ottimo spumante da bere a secchi nelle calde giornate estive. Brunello di Montalcino 2010 del Il Paradiso di Manfredi, prodotto con uve di Sangiovese Grosso provenienti da un vigneto con età media di 29 anni, la fermentazione e la macerazione avvengono spontaneamente in contenitori di piccola e media dimensione (50 hl, 30 hl, 25 hl) di cemento vetrificato riempiti in modo variabile e in quantità opportune che permettono fermentazioni molto lente e molto prolungate a basse temperature. Successivamente, quando il vino si è illimpidito, decantando naturalmente, passa in cantina ad affinarsi sulle fecce fini in botti di rovere di Slavonia da 25 hl per 12 mesi. Nessuna chiarifica e filtrazione prima dell’imbottigliamento.Rosso rubino intenso, al naso esprime dolci note di frutta a bacca rossa matura, note di tabacco e di liquirizia. In bocca si distingue il suo corpo e il sorso è avvolgente, fresco, con tannini già amalgamati. Il finale è lunghissimo. Dos Tierras, azienda creata da Pierpaolo e Beatriz , coppia italo/spagnola che fanno dell’accoppiata nero d’avola - tempranillo il loro punto di forza. Notevole è il loro vino bianco, Grillo Verde, frutto della loro sperimentazione a base di Grillo e Verdejo che viene affinato per breve periodo in legno usato e raggiunge una graduazione di 14,5%. Sentori netti e puliti, buon corpo e ottima acidità.


Pinot Nero XX 2016 di Tenuta Ansitz-Dornach, ottenuto da uve di Pinot Nero in purezza che provengono dai due vigneti di “mittlere e obere Steigleiten” su terreni di origine calcarea. Dopo la raccolta le uve vengono diraspate e pigiate e fatte fermentate in piccoli contenitori da 250-300kg. La fermentazione avviene in maniera spontanea e vengono effettuate 3 follature al giorno, dopodiché le bucce sono lasciate in macerazione per il più lungo tempo possibile. Dopo la svinatura il vino entra nelle classiche piccole botti di rovere francese nelle quali affina per 20-22 mesi; dopo l’imbottigliamento segue un ulteriore periodo di affinamento in bottiglia di. un anno prima di essere messo in vendita. Il XX è di colore rosso rubino. Al naso sono evidenti le note di frutta rossa che ricordano la ciliegia, il mirtillo nero e la fragola. Il sorso è deciso, con tocchi sapidi, tannini setosi, e una chiusura lunga e pepata. Patrick ci fornisce un’interpretazione borgognota di questo splendido Pinot Nero.


Colli Tortonesi Timorasso 2015 di Oltretorrente, un vino bianco ricco e pieno ottenuto da uve Timorasso provenienti da vigne con un età media di 14 anni. La filosofia di Oltretorrente è di produrlo con fermentazioni spontanee, nessuna macerazione sulle bucce né fermentazione manolatttica in modo da preservare l’acidità e la freschezza del vino. Affinamento sulle bucce per 8 mesi in vasche di acciaio per migliorare la complessità e la stabilità dei vini in modo naturale. Il Timorasso presenta un color giallo paglierino con sentori fruttati e floreali che evolvono in sentori di goudron e pietra focaia. Al palato è sapido e tipicamente minerale, una verve acidità lo rende piacevole e molto persistente Solo 2000 bottiglie prodotte.


Monte di Grazia Bianco 2015 di Monte di Grazia, soltanto 600 bottiglie prodotte per questo gioiellino ottenuto da Ginestra, Pepella e Bianca Tenera, tutti vitigni autoctoni della costiera amalfitana. Fermentazione spontanea con i soli lieviti indigeni e affinamento in acciaio. Color giallo paglierino con naso intenso di fiori bianchi, agrumi e note salmastre. A palato è fresco, salato e persistente.


Terre Siciliane SP68 Bianco 2017 di Arianna Occhipinti, blend di Albanello e di Zibibbo. le uve provengono da vigneti situati su terreni calcarei a 280 m.s.l.m. La raccolta delle stesse avviene nell'ultima settimana di settembre. In cantina la fermentazione è spontanea in vasche di cemento da 85 hl con macerazione sulle bucce di 15 giorni con rimontaggi e follature giornalieri. Svinatura e pressatura delle vinacce con torchio verticale e affinamento sulle fecce fini in vasche di cemento per 6 mesi e poi 1 mese in bottiglia. Nessuna chiarifica e filtrazione. Il Terre Siciliane SP68 Bianco è di colore giallo paglierino. Al naso sono evidenti richiami di frutta esotica, miele e macchia mediterranea. La bocca è fresca, minerale con una chisura leggermente ammandorlata. SP 68 più che una strada è un viaggio, quello degli antichi contadini che già portavano nelle loro anfora il frutto del loro lavoro e quello degli agricolturi attuali diretti alle loro vigne.

Arrivederci a Vinitaly 2019

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